Esdebitazione di 300.000 € – La storia raccontata da chi ce l’ha fatta

La storia di due famiglie che hanno ottenuto un’esdebitazione di 300.000 € di debiti. Uscire dal tunnel e ricominciare a vivere serenamente è possibile.

Ma cosa significa fare un sovraindebitamento?

Cosa si prova durante gli anni in cui si è sotto procedura?

È così facile e indolore come lo dipingono?

Ce lo raccontano in questa intervista due fratelli imprenditori che hanno finito il loro percorso fatto di travagli, sacrifici e infine gioie.

I protagonisti di questa storia sono due famiglie. Fabrizio e Roberto sono i due fratelli che hanno deciso di raccontare la loro esperienza con procedura di sovraindebitamento, e come sono riusciti a liberarsi dai debiti.

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L’inizio della storia – l’idea imprenditoriale

La storia inizia nel 2004 nel momento in cui nasce l’idea imprenditoriale, e in particolare aprire un negozio, che era un sogno di queste due famiglie, e difatti il nome che diedero all’attività era “Affetteria dei sogni”.

Negli anni 2003 – 2004 sulla piazza di Ravenna non c’era un’attività significativa che potesse dare un tipo di prodotto alimentare di una certa qualità. Questa idea è nata frequentando alcune fiere: Fiera del gusto, Cibus di Parma. Quindi abbiamo cominciato a ragionare su come fare, come poter trovare possibilità di farlo, anche perché diciamo che stavamo discretamente bene.

Le condizioni giuridiche ed economiche di partenza

L’idea iniziale è stata poi sviluppata con una società di persone delle mogli dei due fratelli, mentre Fabrizio e Roberto avevano una partita IVA individuale come agenti di commercio. I due fratelli supportavano le mogli in quest’attività, anche quando è stato richiesto l’accesso al credito per partire.

L’investimento inizialmente è stato di oltre 100.000 euro, che sono serviti per attrezzare il locale e ad acquistare la merce.

La crescita e dell’attività

Per il primo periodo di avviamento c’è stato un buon successo, e questo ha dato la possibilità di andare avanti, perché di solito i primi due tre anni sono quelli che dovrebbero decidere se l’attività ha senso di continuare o se non ce l’ha.

Le cause della crisi

Poi è arrivata la crisi economica 2008 – 2009, dove Fabrizio e Roberto hanno un tracollo di fatturato con le loro aziende mandanti. Quella crisi, che arrivava dagli Stati Uniti, si è protratta nel corso del tempo e ha portato il suo influsso anche sull’economia italiana.

Con i fatturati ridotti non riescono più a sostenere l’attività del negozio tramite finanziamenti che facevano personalmente. Ciò nonostante, le banche, gli istituti dei crediti agevolati, continuavano a sostenerli dal punto di vista economico.

Tuttavia l’economia locale era in controtendenza fino alla fine del 2009, e i due fratelli hanno creduto che il negozio, che ancora resisteva alla crisi, avrebbe potuto sostenerli nelle attività professionali come agenti. Invece, il 2010 ha portato a un crollo importante di tutta l’attività economica locale.

Ciò che serviva in quel momento, e che invece è mancata, era una figura che in quel momento che consigliasse di fermare l’attività.

Invece chi li consigliava li invitava a fare ulteriore debito. E a fornire garanzie. Quindi Fabrizio e Roberto accesero altri finanziamenti, anche a titolo personale, per sostenere l’attività il più possibile.

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Lo stato d’animo nella crisi

Dopo 5 anni di grande difficoltà, le difficoltà erano diventate anche familiari.

Era diventato un problema anche trovarsi la sera a cena, per quanto erano impegnati. Quando noi finivamo il lavoro da agenti Fabrizio e Roberto andavamo ad aiutare Cristina e Pia, facendolo, all’inizio con uno spirito costruttivo che via via è andato scemando.

I figli delle due coppie dovevano comunque avere un supporto da parte loro, che invece erano sempre impegnati nell’attività.

Cosa si prova a iniziare una procedura di sovraindebitamento

Nel 2015, dopo una serie di analisi, le due famiglie decidono di accedere alla procedura di sovraindebitamento, che avrebbe portato a un’esdebitazione di 300.000 euro circa, ma che ha comportato anche dei passaggi molto impegnativi.

Le due famiglie hanno dovuto rinunciare a tutti i beni, quindi agli immobili dove vivevano e le automobili.

La paura iniziale è stata chiudere in una scatola per un periodo così lungo di tempo tutta la famiglia.

Nel confronto familiare si tendeva ad attribuire, sbagliando, una colpa a sé stessi, ritenendo di aver sbagliato qualche cosa. Poi le due famiglie si sono rese conto che, oltre a una naturale parte di responsabilità personale, c’erano state anche delle circostanze sfavorevoli che le avevano condotte in quella situazione.

Le alternative a iniziare il sovraindebitamento

Conclusa la fase dell’analisi interiore, i protagonisti di questa testimonianza hanno potuto concentrarsi nella valutazione costi-benefici. Hanno così realizzato che anche se avessero optato per un’altra strategia, ci sarebbero stati degli espropri, dei continui ricorsi ad atti giudiziari, e si sarebbero dovuti difendere nei Tribunali.

E quindi, alla fine non sarebbe cambiato nulla.

La prospettiva data dal sovraindebitamento era quella di far fronte agli impegni, ma in una maniera controllata e garantita.

Infatti, successivamente non sono mancate lettere di sollecito di pagamento, di recupero crediti, le cartelle esattoriali di Equitalia. Ma sono state tutte bloccate dal Tribunale.

Negli anni la pressione è andata scemando e si sono abituati alla trattenuta del quinto dello stipendio, allo stare in un’abitazione in affitto. Tutto ciò grazie all’unione familiare, che è fondamentale per raggiungere l’obbiettivo prefissato.

L’obiettivo era concludere la procedura e arrivare all’esdebitazione.

Anche lo scetticismo iniziale è scomparso nel tempo. Infatti, inizialmente è naturale per chiunque non sia un professionista in questo campo dubitare delle istituzioni, della legge e degli atti del giudice. Queste possono sembrare ingiustizie e vessazioni, ma solo col tempo, si capisce che non è così.

Fabrizio e Roberto sisono resi conto che non fare la procedura avrebbe avuto delle conseguenze peggiori. Sarebbero iniziati i decreti ingiuntivi, i pignoramenti, e si perdono i propri beni, con la differenza che poi si resta legati anche a tutti quegli importi che non riescono ad essere pagati ai creditori grazie alla vendita di quei beni. È proprio questo il senso di una procedura di sovraindebitamento.

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Continuare a lavorare come agente di commercio durante il sovraindebitamento

I Gestore della Crisi incaricato dall’OCC, inizialmente non avvezzo alle dinamiche reddituali di un agente di commercio, tra costi e provvigioni, è poi venuto incontro per quanto possibile alle esigenze dell’attività.

Tuttavia ci sono state delle innegabili scomodità per chi fa l’agente di commercio, non avere la macchina, non poterla noleggiare, non poterla ricomprare, non avere bancomat e carta di credito. Non è stato facile, però i due fratelli si sono abituati, facendo molta economia e chiedendo aiuto alla famiglia.

Riguardo ai datori di lavoro, la cosa migliore è stata dire in tutta trasparenza alle case mandanti qual era la situazione, in modo che non ci fossero sorprese. Superato il comprensibile imbarazzo, i due fratelli hanno scoperto una umana comprensione di dinamiche che possono capitare a qualsiasi imprenditore.

L’esdebitazione di 300.000 €

Dopo 4 anni, Fabrizio e Roberto chiudono la procedura, chiedono l’esdebitazione delle posizioni residue, e stralciano così la parte rimanente del debito, di circa 300.000 euro.

Consigli per gli imprenditori in crisi da parte di chi l’ha superata

Se oggi Fabrizio e Roberto devono pensare a un consiglio da dare ad altri piccoli imprenditori nella stessa situazione, è questo:

Per fare impresa non basta lo spirito e l’idea iniziale, ma servono delle basi economiche tali da capire di cosa ci si può permettere e a cosa si va incontro. Puoi iniziare da qui.

Per chi non le ha è importante, soprattutto all’inizio, cercare una figura come un commercialista o un assistente che sappia dirti “fermati adesso, perché poi le cose andranno solo peggio”.

E, di seguito, non cercare di andare avanti a cercare di farcela, ma in maniera molto fredda esaminare le proprie finanze e quelle dell’attività, e prendere una decisione prima che succede il peggio.

Se il peggio arriva comunque, è importante sapere, che esiste quella legge del 2012, che può davvero salvare un pezzo di vita.

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