Piano di Risanamento, quando conviene ?

Parliamo del primo strumento che riguardano le soluzioni alla crisi, previsto dalla legge fallimentare, che è il piano di risanamento previsto dall’articolo 67 della Legge Fallimentare.

Come può aiutare a portare l’attività fuori dalla crisi?

Qual è il primo passo da compiere?

Chi può usare il piano di risanamento

Occorre verificare due requisiti fondamentali:

  • devi svolgere un’attività commerciale
  • devi essere un imprenditore che presenta i requisiti di fallibilità

Quali sono i requisiti di fallibilità che sono previsti dalla legge? Devi andare a prendere gli ultimi 3 anni della tua attività e verificare se ci siano stati:

  • i ricavi superiori a 200.000 €
  • l’attivo patrimoniale superiore a 300.000 €
  • debiti complessivamente superiori a 500.000 €

Abbiamo un ulteriore requisito: per essere fallibile un’attività deve avere almeno 30.000 € di debiti non pagati e già scaduti.

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La convenienza del piano di risanamento

Quando non ci sono debiti con lo Stato

Tendenzialmente si preferisce questa procedura nei casi in cui non abbiamo posizioni debitorie nei confronti dello Stato (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, o altri enti pubblici).

Questo perché, nel caso in cui ci siano determinate posizioni aperte con lo Stato, dobbiamo utilizzare la transazione fiscale e previdenziale. Quindi concentrarci su altri due strumenti: il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Quando si cerca riservatezza

Inoltre, il piano di risanamento piace agli imprenditori perché è l’unica procedura prevista dalla legge fallimentare che si può non rendere nota ai terzi.

Vuol dire che è l’unica procedura che può rimanere tra le parti, cioè tra l’imprenditore e alcuni o tutti i suoi creditori, a seconda dei casi. Per scelta delle parti si può non iscrivere al Registro Imprese, che effettivamente è la fase dove si dà pubblicità di quello che succede alla società.

Questo a volte può risultare davvero un vantaggio perché possiamo decidere di fare un piano di risanamento con parte dei nostri creditori, che sarà efficace verso tutti gli altri anche se non viene iscritta nel Registro Imprese.

Creditori più tutelati rispetto a una scrittura privata

Infine, tutti i pagamenti che vengono fatti all’interno del piano di risanamento non sono revocabili.

Significa che, nel caso in cui ci fosse un successivo fallimento dell’attività, i creditori sono tutelati dal fatto che non gli verranno richiesti gli importi che hanno percepito durante l’esecuzione della procedura. Questi importi fanno parte di un piano che avrebbe dovuto comunque portare al risanamento dell’attività.

Se l’obiettivo è chiudere l’attività in bonis

In alcuni casi, il piano di risanamento viene utilizzato anche per una fase liquidatoria dell’attività. Quindi non per risanare portare avanti l’attività, ma per chiudere l’attività in bonis, cioè senza passare da una procedura concorsuale vera e propria.

Questo succede, ad esempio, quando l’imprenditore decide di cambiare tipologia di business, di effettuare un’attività di tipo diverso, o con una società che non sia quella che sta attraversando la crisi.

Come funziona il piano di risanamento

Si possono coinvolgere anche solo una parte dei creditori.

Tendenzialmente è una procedura che si utilizza con gli istituti di credito. Quindi andando a sistemare le posizioni con le banche. Possiamo avere a volte degli stralci sugli importi, a volte dei piani di ammortamento allungati per avere rate più basse che permettano di sostenere tutti i pagamenti.

È una proposta che deve essere accettata: un vero e proprio accordo tra le parti. Vuol dire che si presenta un piano per far comprendere ai creditori che bisogna tornare a una situazione di equilibrio. I creditori poi dovranno accettare questa proposta.

Questo tipo di procedura non passa per il tribunale. Pur essendo prevista dalla Legge Fallimentare, rimane come un accordo tra le parti, ma ha una tutela maggiore rispetto a un scrittura privata di accordo.

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